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SEO e Link Building: facciamo il punto

È un dibattito che prosegue da diverso tempo e che divide opinionisti ed esperti del settore: si parla di SEO, ovvero di posizionare al meglio un sito sui motori di ricerca, e puntuale torna la questione relativa al link building.

È utile oppure no al posizionamento su Google? E, in caso affermativo,quali regole si devono seguire per evitare di incorrere in penalizzazioni varie o comunque sprecare tempo senza ottenere risultati?

Il link building è una pratica piuttosto attempata, su questo si è tutti d’accordo, per far crescere un sito internet; consiste nell’incrementare il numero dei link che rimandano al proprio sito aumentando così il traffico in entrata e facendo crescere al contempo la popolarità del sito stesso. Almeno sulla carta. Si perché, vuoi per un abuso che si è fatto del link building nel corso degli anni, vuoi per l’incremento notevole che il numero di siti presenti nel web ha registrato, Google è diventato più ‘intelligente’ ed i parametri sono mutati. Ad oggi, ed anche su questo sembra che tutti siano d’accordo, non basta più ottenere il più alto numero possibile di link che rimandano al proprio sito; serve la qualità. Come dire, meglio pochi backlinks ma buoni.

Fare link building, ovvero costruire una rete di link esterni che rimandano al nostro sito, richiede capacità di scelta e discernimento; non tutto può essere buttato nel calderone ma si deve prestare la massima attenzione a quello che si fa.
L’argomento è stato dibattuto anche in occasione dell’ultima Ses conference di Londra, ovvero uno dei principali eventi di Seo & Web Marketing: anche in quel contesto si è discusso di link building, della sua importanza, delle regole da tenere bene a mente per metterlo in pratica oltre che di casi pratici. Alcuni anche piuttosto curiosi. Come quelli relativi ad aziende che sono arrivate a pagare siti o directories varie per farsi cancellare i link che rimandano al loro sito; link che, magari, avevano anche acquistato, pagandoli, in passato. E che adesso non sono più ritenuti buoni perché non di qualità. Anche questo è un punto focale della vicenda intorno al quale si è assistito ad una mutazione dei parametri di Google, sempre più orientato a premiare la qualità piuttosto che non la quantità; un tempo quest’ultima aveva il suo peso, quindi più backlinks verso il mio sito riuscivo ad ottenere, più il sito stesso acquisiva affidabilità agli occhi di Google.

Causa diretta di ciò è stato un mercato selvaggio di backlinks; alcuni scambiati alla pari (il famigerato scambio di link) altri anche a pagamento. E non importavano molto i parametri qualitativi (salvo naturalmente rari ed ovvi casi di siti dai quali era comunque meglio non essere linkati), bensì collezionare il più alto numero possibile di backlinks in base ad un ragionamento semplice: più sono le pagine presenti nel web che suggeriscono il mio sito, più quest’ultimo dovrebbe diventare affidabile agli occhi dei navigatori e dei motori di ricerca.

L’importanza dei backlinks di qualità

Quando Google ha introdotto il parametro della qualità il castello è imploso dalle fondamenta e molti siti si sono ritrovati ad essere penalizzati magari anche in virtù di una serie infinita di backlinks collezionati negli anni; backlinks non qualitativi, non attinenti all’argomento trattato e quindi visti come mera operazione commerciale per incrementare gli accessi.

Da allora il link building si è affinato prendendo nuove strade; quello che sembra essere l’assunto di partenza è cercare di ottenere backlinks il più naturali possibili, ovvero pensati sempre in ottica del visitatore, per guidarlo nell’argomento che si sta affrontando ed offrirgli un approfondimento utile, piuttosto che in ottica commerciale tanto per avere un ulteriore sito che rimandi alla nostra pagina web. Tanto per capirci, se sto visitando un blog di taglio e cucito, all’interno di un articolo mi aspetto link contestuali, ovvero che mi rimandino ad altre pagine esterne di approfondimento ma sempre sull’argomento taglio e cucito; un link esterno non attinente a quanto trattato nell’articolo, magari, sempre per restare sul nostro esempio del blog di taglio e cucito, verso un sito di una finanziaria, non avrà naturalmente lo stesso valore agli occhi di Google.
In virtù di questo si comprende bene quanto sia importante la scelta dei link che rimandano al nostro sito e quanto questo parametro possa influenzare Google nella valutazione: se dovessimo fornire un prontuario relativo ai link più a rischio, potremmo dire che andrebbero evitati:

  • Testi commerciali
  • Link da siti non attendibili né di qualità elevata
  • Scambi di link alla pari tra due siti
  • Link acquisiti a pagamento
  • Comment spam

Nella lista alcuni tendono ad inserire anche i guest post; che, se non proprio deleteri, vanno comunque utilizzati in modo intelligente e senza esagerare.

Monitorare costantemente i backlinks ricevuti

Un altro fattore di estremo interesse cui si era fatto riferimento in precedenza è quello relativo alla rimozione dei backlinks non di qualità; come detto se ne è parlato occasione dell’ultima Ses conference di Londra dello scorso febbraio ed è emerso quanto possa essere importante monitorare i siti che ci linkano per essere pronti a chiedere la rimozione dei backlinks da siti non di qualità o, peggio ancora, considerati spam. Come nel caso sopra citato, con aziende disposte a pagare pur di far rimuovere backlinks non di qualità.

È importante quindi, specialmente all’interno di una strategia SEO per e-commerce, monitorare costantemente quelli che sono i siti che ci linkano e valutarne qualità ed affidabilità; nel caso di link non all’altezza o, peggio ancora, deleteri per la nostra reputazione online, richiedere la rimozione o il ‘disavow’ (utilizzando Google’s tool) tramite il quale possiamo suggerire a Google di ignorare tutti i link provenienti da un particolare dominio e diretti al nostro sito. Per concludere, la tattica migliore di link building è quella consigliata dai più grandi esperti del settore e, come spesso accade per le cose più efficaci, si basa su un concetto estremamente semplice; ovvero ragionare in maniera più naturale possibile ragionando sulla persona, quindi sul visitatore che naviga il sito, e non esclusivamente sull’aspetto commerciale ed utilitaristico. Pensiamo sempre a quello che è utile, contestuale, qualitativo, attinente all’argomento che si sta trattando, proveniente da una fonte autorevole ecc… la quantità soltanto, almeno per quanto riguarda Google, non paga più.

Claudio Migliorati
Claudio Migliorati
SEO Specialist