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Che cos’è il social learning?

L’idea di fondo è piuttosto semplice e parte da un assunto inconfutabile: oggi come oggi il concetto di social si è ormai sviluppato a 360 gradi, su molteplici piani, e sempre più ha invaso le nostre vite. Questo è innegabile. Alzi la mano chi non è invischiato in nessuna delle innumerevoli reti sociali presenti in internet, dai classici Facebook, Twitter ecc.. passando per tutte le altre tipologie di social offerte dalla rete.

Ebbene partendo da questa constatazione, come detto, ecco l’intuizione: perché non ampliare il discorso e realizzare un sistema di piattaforme sociali nel quale possa avvenire lo scambio di conoscenze e saperi?

Una scuola virtuale, se vogliamo, comunque uno spazio interattivo nel quale sia presente, al contempo, tanto il concetto di insegnare quanto quello di imparare. Oltre che, naturalmente, quello di social.

L’utilizzo dei social media è ormai consolidato ed ampiamente praticato in tutti i campi, anche dalle grandi aziende in ambito lavorativo, il che rende necessario un contemporaneo avanzamento di quello che è il mondo della formazione. Di qui l’idea del social learning, la cui traduzione in italiano suonerebbe più o meno come ‘apprendimento sociale’: una formazione didattica basata su conoscenze condivise in rete e sull’interazione dei vari utenti intenzionati a prendere parte a questo passaggio di saperi.

D’altra parte l’interazione sociale è una deriva ormai irreversibile, quindi se la gran parte dei fruitori di internet ha da tempo messo in digitale la propria vita, tanto vale sfruttare questa tendenza per condividere le conoscenze l’uno con l’altro.

Il social learning è un mondo parallelo e interattivo, sulla scia dei social network, in grado di trasportare nel virtuale della rete quello che solitamente accade nelle aule scolastiche o universitarie. Una formazione 2.0 come è stato ribattezzato da molti. Una rivoluzione culturale che pone alla base del proprio operato il concetto di ‘democratico’, come spesso accade per tutto quello che si muove nella rete: in internet sono gli utenti a giudicare ciò che reputano valido discernendolo dal superfluo.

Un’idea, se valida e di successo, può arrivare al top della rete indipendentemente da chi la lancia. È quanto accade anche con le informazioni, che trovano nella rete il non plus ultra della libera circolazione, e con le conoscenze che ciascuno di noi possiede: perché allora non metterle in comune e condividerle con gli altri utenti? Fermo restando naturalmente il punto di partenza che deve orientare chiunque navighi in internet; ovvero avere prontezza e capacità di giudizio e saper differenziare quello che utile da quello che non lo è. Perché non tutto ciò che circola in internet è qualitativamente valido. Tutt’altro.

Ecco quindi il concetto base del social learning: grandi communities, sulla falsa riga dei noti social quali Facebook, all’interno delle quali avvenga uno scambio di conoscenze. Voglio apprendere qualcosa di nuovo? Acquisire conoscenze che mi mancano? Le difficoltà logistiche tipiche della formazione classica possono essere abbattute e si può ottenere ciò che si cerca stando seduti davanti al proprio pc.

Il Social learning all’estero

All’estero, soprattutto negli Usa, il social learning è una realtà già attiva da tempo: basti pensare a Schoology, fiore all’occhiello nel mondo della formazione 2.0 a stelle e strisce; si tratta di una piattaforma virtuale nata nel 2009 per la didattica online che consente agli utenti di creare e condividere contenuti accademici oltre che di gestire vere e proprie classi virtuali. L’interfaccia di Schoology richiama volutamente quella di Facebook data la popolarità, tra i giovani, del social lanciato da Zuckerberg. Negli Usa Schoology viene utilizzato per la didattica tanto dai cittadini privati quanto dalle scuole. Così come Edmodo, altro social learning nato nel 2008 ed utilizzato ad oggi da circa 70mila differenti istituti americani.

Italia e Social learning

In Italia naturalmente non siamo così avanti; anzi, vuoi per conformazione culturale vuoi per un mondo, quello accademico, che nel nostro paese è particolarmente conservatore ed ancorato al passato, da noi il concetto di social learning stenta a prendere piede. D’altra parte stiamo iniziando da poco ad aprirci all’ e-learning, ovvero apprendimento telematico caratterizzato dall’uso di tecnologie multimediali per la didattica, di cui il social learning è una sorta di evoluzione. O, comunque, un passaggio successivo.

Tra i progetti di social learning esistenti nel nostro paese citiamo Brainly, basato su un’interazione di domande e risposte a quiz tramite la quale l’utente può ottenere punti e scalare la classifica; Insegnalo, altra piattaforma virtuale che offre la possibilità a docenti ed insegnanti di uno spazio web ricco di strumenti per creare autonomamente il proprio corso online; Basecool, una community all’interno della quale è possibile scegliere corsi ai quali partecipare potendo contare sulla presenza di docenti oltre che sull’interazione con altri utenti.

Progetti che sono ancora in fase di crescita perché ad essere in evoluzione è, qui da noi, il concetto stesso di social learning; vedremo quanto tempo occorrerà prima che anche in Italia venga accettata la possibilità di utilizzare la rete e l’idea di social anche per la costruzione ed il passaggio della conoscenza.

Nicky Seizinger
Nicky Seizinger
Marketing Manager