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Deep Web, Dark Web, black market e darknet

Dalla pedopornografia alla vendita di armi, senza dimenticare il traffico di esseri umani, da anni ormai su Internet si nasconde un lato oscuro, dove il virtuale diventa pericolosamente realtà. Per fare chiarezza in materia di Deep Web e Dark Web abbiamo intervistato Eva Claudia Cosentino, Direttore del Centro Nazionale per il Contrasto alla Pedopornografia Online (C.N.C.P.O.), del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni, la quale ha ricordato come spesso questi due termini vengano confusi tra di loro. Nella maggior parte dei casi, infatti, sono “erroneamente utilizzati come sinonimi, mentre in realtà sono ‘territori virtuali’ strutturalmente diversi”.

Deep Web e Dark Web: due termini troppo spesso confusi

“Il Dark Web – ha spiegato Cosentino – è una piccola parte del Deep Web. Entrambi sono nascosti, ma il Deep Web è accessibile solo tramite autenticazione, mentre il Dark Web, oltre a essere privato, necessita di server ad hoc per accedervi. In particolare, il termine Deep Web o ‘invisible web’, ovvero circa il 96% di Internet, si riferisce agli spazi che non vengono indicizzati dai comuni motori di ricerca. Ognuno di noi naviga quotidianamente nel Deep Web, senza rendersene conto. Si tratta della parte della rete cosiddetta ‘privata’ – ad esempio dati salvati su cloud, e-mail, forum, database, ecc. – ovvero qualsiasi risorsa che, non essendo pubblica, richiede un meccanismo di autenticazione per essere visionata, come e-mail e password. È sufficiente un qualsiasi browser per entrare nel Deep Web”. 

Il Dark Web e le sue infinite darknet

Cosa indica il Dark Web? “La parte della rete più nascosta (circa lo 0,1%), che, oltre a essere ‘privata’, non è raggiungibile dai comuni browser, ma soltanto attraverso appositi software, poiché si appoggia ad architetture di rete programmate per anonimizzare le comunicazioni (darknet). È un insieme di dati e contenuti resi intenzionalmente invisibili”.

Cosentino ha inoltre precisato che “il Dark Web è costituito da innumerevoli darknet, raggiungibili esclusivamente attraverso software specifici o di particolari configurazioni di rete, come Tor (The Onion Router), cui si può accedere mediante l’omonimo browser o server proxy configurati per assolvere alla stessa funzione. Tor utilizza un meccanismo a strati, a cipolla, i dati in transito vengono crittografati su più livelli, consentendone la lettura solo a mittente e destinatario. La maggior parte dei siti presenti nella darknet di Tor hanno dominio .onion e gli scambi commerciali avvengono in criptovaluta (bitcoin, ecc.)”. 

The Onion Router: da chi viene utilizzato

The Onion Router è nato per proteggere la privacy della navigazione e degli utenti e, per tale caratteristica, è adoperato non solo da coloro che necessitano di sfuggire alle maglie di quei regimi che attuano una censura, ma viene spesso sfruttato per svolgere attività criminose nei black market e, in particolare, scambio di materiale pedopornografico, traffico di esseri umani, compravendita di beni e servizi illegali, quali sostanze stupefacenti, armi, documenti falsi e persino sicari”.

Ad agevolare determinate condotte delittuose è sicuramente l’anonimato che denota le darknet, “caratteristica che non consente di svolgere le tradizionali attività investigative volte all’identificazione dei criminali e ha imposto agli operatori di avvalersi di nuove metodologie di lavoro, nonché di strategie volte a de-anonimizzare gli utenti, oltre che a gestire e analizzare le cospicue tracce informatiche”.

Il Dark Web e la pedopornografia

“Nell’ambito dei reati di pornografia minorile online, l’introduzione di un’apposita circostanza aggravante in caso di utilizzo di mezzi volti a impedire l’identificazione dei dati di accesso alle reti telematiche ha rappresentato un importante adeguamento della normativa rispetto all’evoluzione delle comunità pedofile virtuali. In questo scenario, le attività in modalità sotto copertura effettuate in rete dagli operatori del Centro Nazionale per il Contrasto alla Pedopornografia Online (C.N.C.P.O.) costituiscono uno strumento operativo efficace, in quanto consentono agli operatori di interagire con gli internauti coinvolti e di addentrarsi nelle relative dinamiche. Tali indagini sono volte a disarticolare le comunità virtuali di pedofili e, pertanto, risultano sempre particolarmente complesse e lunghe, sia perché occorre tempo per accreditarsi in questi ambienti e conquistare la fiducia dei soggetti che ne fanno parte, sia perché questi, come accennato, si avvalgono di tecniche di anonimizzazione, volte a celare le tracce informatiche utili alla loro identificazione”.

Ovviamente, dal momento che gli utenti sono anonimi, “non è possibile rilevare in modo esaustivo la tipologia dei fruitori delle darknet, sebbene siano prevalentemente soggetti con maggiori competenze informatiche e profili di pericolosità più elevata. Tuttavia – ha concluso Cosentino – nell’ambito del contrasto alla pedopornografia online, si è tentato di profilare i soggetti che sono stati identificati all’esito delle indagini e si tratta di uomini di ogni età ed estrazione sociale, professionisti insospettabili, padri di famiglia e single, insegnanti e psicologi, ecc., avvicinati solo dal comune interesse che manifestano verso l’argomento”.

Valeria Benincasa
Valeria Benincasa
Ufficio Stampa